Penn & Penn, sempre uniti (anche contro Bush)
Robin Wright in un film politico ancora bloccato. La tesi: 11 settembre, colpa degli Usa
«E' necessario evidenziare anche con le nostre scelte d' attori l' ansia di una città come New York e, di tutti noi americani, che siamo sull' orlo di un baratro». Sean Penn parla di sé e della moglie Robin Wright Penn, protagonista di un film politico che già fa discutere.
Hanno lasciato Hollywood per rifugiarsi con i loro figli vicino a San Francisco, sono la coppia meno mondana del cinema americano ma anche una di quelle più politicamente esposte e anti-Bush.


Robin ha aspettato a casa Sean dalle «missioni» giornalistiche in Afghanistan e in Iraq; insieme sono andati ad aiutare i senza tetto di New Orleans (facendo dichiarazioni di fuoco contro i ritardi agli aiuti) e Sean, restio in genere a ogni incontro stampa, non ha esitato ad accompagnare a Toronto la moglie, e a spalleggiarla, per la prima mondiale di un durissimo film indipendente, che attraverso la storia di alcuni destini e incontri a New York sferra un attacco diretto all' attuale politica americana.

Ossia Sorry, Haters («Dispiace per quelli che odiano», ma il titolo fa indirettamente riferimento anche ai cosiddetti Bush-haters, i detrattori di Bush).
Non solo: Sean si è fatto paladino di questo film, che nei dialoghi persegue in modo sotterraneo una tesi: l' America di oggi è colpevole dell' odio che si è innescato nel mondo tra popoli e religioni e l' 11 settembre è stato generato proprio da una mancanza di dialogo. Anche se annunciato da settembre, il film non è ancora programmato nelle sale Usa.

A parere della critica, Robin per la sua interpretazione nel lavoro di Jeff Stanzler (un regista amico di Sean e con lui impegnato attualmente in un documentario sulla situazione politica nel West Africa e sulla lotta per un futuro democratico) merita una nomination agli Oscar.
Sean Penn ha dichiarato che «è un crimine non lanciare film come questo». Al Festival dell' Ontario, sostenendolo, ha detto: «Sono stato d' accordo con la scelta di interpretarlo di Robin e con tutti i sottotesti politici e sociali della storia di ricerca di dialogo e pace tra una bianca reporter tv e un tassista musulmano»

Unita da un' intima armonia in tutti i sensi con il marito, l' attrice ha aggiunto: «Sono fiera di questo film, che ha il coraggio di porre domande apparentemente proibite su chi siamo oggi, sul dialogo che dobbiamo avere con l' Islam, sulle persecuzioni, esplicite o striscianti,che si mettono in atto nei confronti degli immigrati arabi. Il protagonista Ashade - ossia l' attore Abdellatif Kechiche, che in quanto tunisino ha anche diretto uno splendido documentario su un connazionale che s' installa a Parigi illegalmente e nei suburbi cerca un' identità senza odio - esce dalla sua preghiera all' Islam Center quando salgo sul suo taxicab. E' costretto a fare il suo lavoro per vivere, anche se in Siria si era laureato con il massimo dei voti in chimica, e ha un fratello al quale dopo l' 11 settembre viene vietato l' ingresso in Usa. Sua cognata vive nel terrore: suo marito, un medico canadese, è stato arrestato perché ritenuto colpevole di aver aiutato un sospetto terrorista. Due mondi si confrontano e sono anche contenta che per necessità, ma con disprezzo per se stessa, Phoebe punti il dito contro i più superficiali spettacoli televisivi di presunto varietà, come l' ultimo che sta organizzando, Sorry, Haters, sugli eccessi delle persone più ricche, che sono odiate, ma raccontate nel programma con ogni ammirazione possibile. Per me sarebbe importante che lo straordinario attore del film diventasse una vera star arabo-musulmana: sarebbe un modo di sostenere la comunità globale».

I Penn sembrano percorrere nella loro vita e famiglia lo stesso tipo di viaggio e di ricerca umana e sociale che Robin compie in questo film.
Sean non ha esitato a dichiarare al fianco della moglie: «Non sarei stato di certo contento se Robin avesse preso parte a un film dove, come accade in diverse pellicole hollywoodiane, gli arabi vengono rappresentati con caricature e stereotipi. Sì, Robin ed io scegliamo appena possibile storie che usano con intelligenza sottotesti politici e sociali, analizzando i conflitti che ci circondano».

Robin: «Una convinzione ci unisce alla base: le persone, come accade a Phoebe e ad Ashade, sono "animali" diversi, che devono reciprocamente aiutarsi nelle loro differenze e necessità e motivazioni. Nella nostra vita privata, nel lavoro, nel rapporto con gli amici per scelta e affinità, noi, tutti noi, dovremmo sempre pensare che stiamo cercando di creare insieme un dipinto. Anche le provocazioni, anche i dubbi, i distacchi, il ritrovarsi fanno parte di questo canovaccio».

E Sean, solidale in tutto: «Robin ha un progetto: dirigere un documentario a Tahiti sulle donne locali che cercano una libera identità anche facendo surf. L' aiuterò e di certo sarà uno splendido lavoro etnico, politico e autentico».
Robin Wright Penn in "Sorry, Haters"
di Giovanna Grassi
Link: L´Ernesto